lunedì 15 novembre 2021

Giordano Bruno

Nel Seicento nasce il filosofo Giordano Bruno, l’ entusiasta cantore della natura, oltre che della rivoluzione astronomica avviata da Copernico.

Egli è l’ artefice della moderna concezione dell’infinito; infatti afferma che l’ universo è uno spazio infinito, costituito da infiniti mondi. Questa concezione si basa sull’assunto che l’ universo abbia una causa e un principio primo infinito che si identifica con Dio stesso.

Dio è anche “mens insita omnibus", cioè "la mente insita in tutte le cose”, il principio razionale immanente del mondo. In questo senso è “anima del cosmo” che contiene tutte le idee e plasma la materia. Forma e materia, idee e cose, risultano non sostanze separate, ma aspetti dell’unica sostanza universale e infinita rappresentata dalla natura divina.


Questa è una visione panteistica, in cui Dio coincide con la natura della sua totalità e creatività senza limite. L’ universo è un unico grande essere animato in cui gli enti, compresi gli uomini non sono che singole manifestazioni e in cui ogni cosa è inserita in un ordine gerarchico e collegata a tutte le altre.

L’ uomo, in quanto partecipe dell’ordine dell’universo, può impadronirsi delle sue leggi e conquistarne i segreti.


Per Bruno, lo spazio non solo è infinito, coincidendo con l’ infinita creatività della natura divina, ma contiene infiniti mondi. In tale universo tutto è centro e periferia al tempo stesso e ogni stella può essere un sole al centro di altri universi: l’ infinitamente grande coincide con l’ infinitamente piccolo, il massimo con il minimo. Riecheggiano in questa visione le tesi dell’opera La dotta ignoranza di Cusano.


Conseguenza di questa concezione è che la Terra e l’ uomo sembrano non occupare più quel posto privilegiato. Queste tesi sono rivoluzionarie per l’ epoca e mettono in dubbio l’ intera visione del mondo della Chiesa.

A causa di questo verrà successivamente bruciato sul rogo nel 1600 a Campo dei fiori, una piazza di Roma.

Per Bruno la caduta dei confini del cosmo rappresenta al contrario una valorizzazione di tutti gli enti che in esso sono contenuti, che risultano dotati di pari dignità in quanto parte di una medesima sostanza divina e infinita.


L’ uomo è partecipe del processo creativo di Dio. A tal proposito Bruno nella sua opera Lo spaccio della bestia trionfante, esalta l’ uomo che dagli dei ha ricevuto in dono la capacità di contemplare e trasformare il mondo.

Ciò che differenzia l’ uomo dagli altri animali è il possesso dell’intelletto e delle mani, uno strumento con cui può manipolare la materia, piegandola ai propri scopi e progetti.

In tale prospettiva la capacità pratica e intellettiva risultano entrambe fondamentali per la comprensione e la trasformazione delle cose in vista del progresso tecnico e scientifico.


Nell’opera Degli eroici furori il filosofo immagina che l’ uomo si innalzi all’amore della natura, identificandosi con essa.

L’ uomo che si lascia prendere dall’ ”eroico furore”, cioè dal desiderio di conoscenza, si sottrae ai desideri bassi e volgari, dedicandosi alla ricerca della natura.




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