Cartesio ritiene, in contrasto con larga parte della cultura del suo tempo, che la conquista del sapere non sia impossibile né difficile, a patto che si osservino alcune regole essenziali nella ricerca della verità.
Cartesio scrive il Discorso sul metodo, un'opera dove l' autore sottolinea che il buon senso è la cosa meglio distribuita del mondo, in quanto tutti la possiedono. Tuttavia, non basta essere dotati di buona intelligenza: l' essenziale è applicarla bene.
L' autore da una definizione della parla metodo, che significa "via" o "sentiero" che consente di raggiungere la verità. Egli osserva fin dall' opera giovanile Regole per la guida dell' intelligenza (1628) che l' aritmetica e la geometria dispongono di un ottimo metodo, perché vertono su un oggetto ben definito e chiaro.
Cartesio formula quattro regole che secondo lui deve seguire chi intende intraprendere la ricerca della verità.
La prima è la regola dell' evidenza, che prescrive di accogliere come vero soltanto ciò che è evidentemente tale, ossia quello che la mente può intuire senza alcuna confusione. Secondo Cartesio infatti, la chiarezza e la distinzione sono i contrassegni della verità.
La seconda è la regola dell'analisi, che prescrive di dividere ogni problema nelle sue parti elementari: risolte individualmente, esse rendono più facile la soluzione del problema stesso.
La terza è la regola della sintesi, che prescrive di procedere nella conoscenza passando da oggetti semplici a quelli complessi. Tale regola presuppone l' idea che tutte le verità derivino le une dalle altre, secondo un ordine deduttivo matematico, e siano legate reciprocamente tra loro.
La quarta è la regola dell' enumerazione, che prescrive di fare sempre enumerazioni complete e revisioni generali, cosi da essere sicuri di non omettere nulla.
Alla base del metodo c'è l'esigenza di dare un ordine alla mente nella ricerca della verità. Il metodo è uno strumento essenziale per avanzare nell' indagine scientifica, ma da solo non è in gradi di garantire la certezza delle nostre conoscenze.
Per la ricerca della verità il dubbio cartesiano viene definito metodico. Il dubbio cartesiano è "metodico", ossia è un procedimento metodologico finalizzato alla costruzione di una conoscenza solida e incontrovertibile su cui fondare tutto l' edificio della conoscenza.
Il dubbio poi raggiugine una dimensione dove diventa universale, chiamato "dubbio iperbolico", dovuto dalla conclusione che ciò che vedo, sento, immagino e giudico sia falso e ingannevole.
Cartesio sviluppa inoltre la celebre frase "Io penso, dunque io esisto" ( in latino cogito, ergo sum). Secondo lui, per ingannarmi (o essere ingannato) devo esistere: io penso, io esisto.
Per criticare il cogito, gli studiosi accusano il filosofo di aver adoperato un sillogismo in cui manca la premessa maggiore. Il sillogismo dovrebbe avere la seguente forma:
- premessa maggiore: "tutto ciò che pensa esiste
- premessa minore: "io penso"
- conclusione: "io esisto"
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